Panoramica

ESSERE SE STESSI IN UN MONDO CHE CERCA CONTINUAMENTE DI CAMBIARTI E' LA PIU' GRANDE DELLE CONQUISTE

Ralph Waldo Emerson

 

Un volto. Uno sfondo neutro. Nessuna scenografia, nessun contesto. Solo lo sguardo. Nei ritratti della serie Anonymous, Chiara Del Vecchio evoca l’estetica delle fototessere per ribaltarne il significato: non immagini funzionali a identificare, ma opere che restituiscono dignità e profondità all’identità umana.

 

In un’epoca che ci riduce a dati, codici e algoritmi, questi volti silenziosi riaffermano la presenza. Uomini e donne di diverse etnie, ritratti frontalmente, con uno sfondo quasi burocratico, si impongono non per ciò che mostrano, ma per ciò che evocano: storie, memorie, attraversamenti. Lo sguardo diventa atto di resistenza, frammento di un’essenza irriducibile che nessun sistema potrà mai catturare.

 

Con un tratto pittorico preciso e sfumato, Del Vecchio celebra l’unicità irripetibile dell’individuo. Anonymous è una riflessione sulla disumanizzazione contemporanea, ma anche un invito a guardare davvero. Perché ogni volto custodisce un racconto che merita ascolto.

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Un volto. Uno sfondo neutro. Nessuna scenografia, nessun contesto. Solo lo sguardo, diretto, silenzioso, esatto. I ritratti della collezione di Chiara Del Vecchio evocano l’estetica di una fototessera, ma ne rovesciano radicalmente il senso. Non sono documenti. Sono testimonianze. Non archiviano l’identità: la liberano. Viviamo immersi in un sistema che ci traduce in numeri. Codici, password, pin, account, followers, statistiche. Ogni persona ha il proprio corredo digitale, come una seconda pelle invisibile, che ci precede e ci rappresenta ben prima del nostro volto. In questo mondo iperconnesso e sovraesposto, l’identità rischia di diventare un algoritmo, un campo da compilare, un dato da immagazzinare. Eppure, dietro ogni codice fiscale, ogni carta d’identità, ogni profilo social, c’è ancora qualcuno che sente, ricorda, immagina. Che esiste.
 
Con questa serie di opere, Chiara Del Vecchio affronta il tema della disumanizzazione attraverso un gesto pittorico che è insieme concettuale e poetico. I soggetti, uomini e donne di diverse etnie e provenienze, sono ritratti frontalmente, con la sobrietà formale di uno scatto identificativo. Il fondo è uniforme, neutro, quasi burocratico. Eppure, nell’assenza di contesto, qualcosa emerge con forza: lo sguardo. Lo sguardo come atto di presenza, come resistenza silenziosa all’omologazione. In questo contrasto Del Vecchio restituisce valore a ciò che ci rende unici: la memoria, l’esperienza, la complessità emotiva. Le sue figure non sono “mannequines”, come la definizione francese potrebbe far pensare, ma persone. Portano con sé frammenti di storie non dette, di viaggi, di attraversamenti, di attese. Alcuni sembrano migranti, altri cittadini globali, altri ancora semplicemente testimoni del tempo presente. Ma in ciascuno di loro, Chiara Del Vecchio trova un elemento irriducibile: un colore, una sfumatura dello sguardo, un’impronta dell’anima che nessun codice saprà mai replicare.
 
Il tratto pittorico, calibrato e sfumato, quasi fotografico, si carica di una tensione simbolica: riappropriarsi dell’identità attraverso l’arte. Ricordare che, anche nell’era dei dati e dell’intelligenza artificiale, la vera unicità resta irripetibile, perché fatta di vissuto, di desiderio, di sogno. Anonymous è un atto di consapevolezza. Una riflessione visiva sulla vulnerabilità e la dignità dell’essere umano nel tempo dell’impersonificazione. Ma è anche un invito: a superare l’etichetta, a ricostruire il senso profondo dello stare al mondo. Perché ogni volto racconta una storia che merita di essere ascoltata.