Panoramica
SPESSO IL DESTINO FA DI TUTTO PER DIRCI QUALCOSA, DOBBIAMO SOLO ASCOLTARE
Unknown
C’è un istante, fragile e indecifrabile, in cui il caso si trasforma in destino. Serendipity, la nuova serie di Chiara Del Vecchio, nasce da quei momenti sospesi, da soglie sfiorate, da possibilità mai del tutto escluse. Ogni opera è una finestra aperta sul “e se?”, un invito a riflettere su quanto le nostre vite siano forgiate da scelte invisibili.
Varchi, incroci, porte socchiuse: nelle sue tele, l’artista non racconta, ma suggerisce. Dipinge il potenziale, l’imprevisto, l’attimo prima della svolta. Il tempo sembra distendersi, fluido, come se ogni scena racchiudesse in sé tutte le sue versioni alternative.
In Serendipity, Chiara Del Vecchio traduce in immagine la poesia dell’incontro inatteso, celebrando il mistero delle coincidenze e il potere trasformativo dell’incertezza. Attraversare queste soglie visive significa abbandonare il controllo e accogliere l’improbabile, dove – forse – si nasconde la verità più profonda di ciò che siamo.
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C'è un momento, spesso impercettibile, in cui il caso si fa destino. Un istante in cui un passo avanti, una porta aperta, uno sguardo incrociato può cambiare il corso della vita. Serendipity, la nuova collezione di Chiara Del Vecchio, nasce proprio da questi attimi sospesi, da quei luoghi liminali in cui tutto può ancora accadere.
Scorci urbani, ingressi socchiusi, soglie attraversate o evitate: ogni opera della serie è un invito alla riflessione sul potere delle scelte inconsapevoli, sulle infinite traiettorie che un incontro mancato o colto al volo può generare. Cosa sarebbe accaduto se avessimo girato l’angolo? Se fossimo entrati in quella stanza? Se non avessimo detto quella parola?
L'artista non ci offre risposte, ma moltiplica le domande, esplorando il tema della transitorietà con una pittura che si fa evocazione e possibilità. Le sue tele sono mappe emotive del possibile, architetture dell’imprevisto, dove l’assenza è sempre il segno di una presenza potenziale, e ogni passaggio diventa metafora dell’esistenza stessa.
Il concetto di serendipità – l’arte di trovare qualcosa di prezioso senza cercarlo – è qui tradotto in immagine attraverso una narrazione silenziosa ma vibrante. Le composizioni, spesso costruite attorno a un varco o a un’intersezione, ci pongono davanti al bivio: entrare o restare? Passare oltre o fermarsi? Il tempo si dilata e si fa liquido, come se ogni scena contenesse in sé tutte le sue variazioni possibili.
Nel lavoro di Chiara Del Vecchio, il confine tra interno ed esterno, tra vicino e lontano, tra presente e futuro, si assottiglia fino a scomparire. L’attraversamento non è solo fisico, ma anche simbolico: è il momento in cui ci si rende disponibili all’inatteso, accogliendo la fragilità delle coincidenze e la forza delle deviazioni.
Serendipity è, in fondo, un esercizio di fiducia nel mistero. È un invito a smettere di controllare ogni direzione e a lasciarsi, talvolta, sorprendere. Perché è proprio nelle fessure dell’ordinario che si annida l’improbabile. E in quell’improbabile, forse, la verità più profonda del nostro essere.