Che si tratti di un’opera su commissione o di una ricerca personale, la fase fotografica rappresenta un passaggio essenziale nel processo creativo di Chiara Del Vecchio. L’osservazione del reale è per lei un punto di partenza imprescindibile: l’artista cattura scorci, volti e frammenti di quotidianità, fissando nel tempo attimi apparentemente effimeri. Questi momenti, una volta raccolti, vengono selezionati, combinati e reinterpretati, per essere poi trasfigurati sulla tela in emozioni, suggestioni e atmosfere sospese.
Un ritratto ben riuscito non si limita a riprodurre una somiglianza fisica, ma riesce a restituire anche una verità più profonda, quella emotiva e spirituale del soggetto. È una tipologia di opera carica di significato — e, nel caso delle commissioni, una scelta mai casuale da parte di chi la richiede.
Il lavoro prende avvio da uno studio preparatorio basato su immagini fotografiche, talvolta fornite dal committente, talvolta realizzate direttamente dall’artista, che le utilizza per cogliere espressioni, lineamenti e tratti caratteristici. Su questa base viene tracciato un disegno a grafite, preciso ma discreto, che delinea l’impianto del volto.
Successivamente, attraverso un processo paziente e stratificato, Chiara Del Vecchio applica strato dopo strato sottili velature di colore acrilico, utilizzando l’aerografo come strumento principale. Questo consente la nebulizzazione del pigmento e dà vita al tipico effetto “fuori fuoco” che contraddistingue il suo linguaggio visivo. La tela bianca si trasforma così, gradualmente, in un’immagine eterea, sospesa tra presenza e dissolvenza.
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